venerdì 25 dicembre 2009

27 dicembre: Domenica fra l'Ottava di Natale


Sequéntia sancti Evangélii secúndum Lucam (2, 33-40)

In illo témpore: Erat Ióseph et Maria mater Iesu, mirántes super his quæ dicebántur de illo. Et benedíxit illis Símeon, et dixit ad Maríam matrem eius: Ecce pósitus est hic in ruínam, et in resurrectiónem multórum in Israël: et in signum cui contradicétur: et tuam ipsíus ánimam pertransíbit gládius, ut reveléntur ex multis córdibus cogitatiónes. Et erat Anna prophetíssa, fília Phánuel, de tribu Aser: hæc procésserat in diébus multis, et víxerat cum viro suo annis septem a virginitáte sua. Et hæc vídua usque ad annos octogínta quátuor: quæ non discedébat de templo, ieiúniis et obsecratiónibus sérviens nocte ac die. Et hæc, ipsa hora supervéniens, confitebátur Dómino: et loquebátur de illo ómnibus, qui exspectábant redemptiónem Israël. Et ut perfecérunt ómnia secúndum legem Dómini, revérsi sunt in Galilæam in civitátem suam Názareth. Puer áutem crescébat, et confortabátur, plenus sapiéntia: et grátia Dei erat in illo.

Laus tibi, Christe.

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Traduzione italiana conforme alla versione CEI 2008


In quel tempo: il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l'anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuele, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

martedì 22 dicembre 2009

25 dicembre: Natività di N.S. Gesù Cristo


(S. Messa del giorno)

Inítium sancti Evangélii secúndum Ioannem (1, 1-14)

In princípio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in princípio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt: et sine ipso factum est nihil, quod factum est: in ipso vita erat, et vita erat lux hóminum; et lux in ténebris lucet, et ténebræ eam non comprehendérunt. Fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Ioánnes. Hic venit in testimónium, ut testimónium perhibéret de lúmine, ut omnes créderent per illum. Non erat ille lux, sed ut testimónium perhibéret de lúmine. Erat lux vera, quæ illúminat omnem hóminem veniéntem in hunc mundum. In mundo erat, et mundus per ipsum factus est, et mundus eum non cognóvit. In própria venit, et sui eum non recepérunt. Quotquot áutem recepérunt eum, dedit eis potestátem fílios Dei fíeri, his, qui crédunt in nómine eius: qui non ex sanguínibus, neque ex voluntáte carnis, neque ex voluntáte viri, sed ex Deo nati sunt. (genufléxit) Et Verbum caro factum est (surgit), et habitávit in nobis: et vídimus glóriam eius, glóriam quasi Unigéniti a Patre, plenum grátiæ et veritátis.

Laus tibi, Christe.

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Traduzione italiana conforme alla versione CEI 2008


In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
(si genuflette) E il Verbo si fece carne (ci si alza) e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

lunedì 21 dicembre 2009

Santo Natale 2009


Un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace


(Is 9,5)


Auguri di Buon Natale e felice anno nuovo!

venerdì 18 dicembre 2009

20 dicembre: IV Domenica di Avvento


Sequéntia sancti Evangélii secúndum Lucam (3, 1-6)

Anno quintodécimo impérii Tibérii Cæsaris, procuránte Póntio Piláto Judæam, tetrárcha autem Galilææ Heróde, Philíppo autem fratre eius tetrárcha Iturææ, et Trachonítidis regiónis, et Lysánia Abilínæ tetrárcha, sub princípibus sacerdótum Anna et Cáipha: factum est verbum Dómini super Ioánnem, Zacharíæ fílium, in desérto. Et venit in omnem regiónem Iordánis, prædicans baptísmum pæniténtiæ in remissiónem peccatórum, sicut scriptum est in libro sermónum Isaíæ prophétæ: Vox clamántis in desérto: Paráte viam Dómini: rectas fácite sémitas eius: omnis vallis implébitur: et omnis mons, et collis humiliábitur: et erunt prava in dirécta, et áspera in vias planas: et vidébit omnis caro salutáre Dei.

Laus tibi, Christe.

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Traduzione italiana conforme alla versione CEI 2008


Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

mercoledì 16 dicembre 2009

La Novena di Natale


Sono molte le feste che sono precedute da una novena di preparazione. Fra tutte, più solenne, più commovente e più cara è la novena al Santo Natale. Essa è diventata, per così dire, compimento dell’Avvento.

Introduzione

Che cosa si intende esattamente per novena e come è stata introdotta questa pia pratica? Per novena si intende un periodo di nove giorni consecutivi, come indica il nome stesso, consacrati con preghiere e devozioni speciali in onore di Dio, della Vergine Maria, dei Santi, in preparazione di qualche solennità o per chiedere una particolare grazia. Come appare chiaramente, questi esercizi di pietà possono essere fatti sia in Chiesa, solennemente, che privatamente in casa. Sebbene vengano celebrati in Chiesa, non appartengono al culto pubblico, si tratta cioè di funzioni extraliturgiche.

Gli antichi pagani, specie i Romani, avevano l’uso di celebrare alla morte di qualcuno, per nove giorni consecutivi, i riti funebri accompagnati da sacrifici detti novendialia. I giochi funebri fatti durante questo periodo di tempo erano chiamati ludi novendiales. Sembra che i cristiani imitassero quest’uso riguardo alla durata dei suffragi per le anime dei defunti. Guglielmo Durando, esimio liturgista medievale, ritiene che gli antichi cristiani facessero queste suppliche affinché le anime dei defunti trapassare fossero liberate ed associate ai nove cori degli angeli. Tale pratica con il tempo andò diminuendo e in seguito si celebrarono novendiali solo per i Cardinali ed i Papi. Questa forma di suffragio, oggi, è rimasta unicamente in uso nella Chiesa per la morte del defunto Sommo Pontefice. Alcuni fanno derivare da questo uso le novene odierne. Tuttavia questa tesi è ben difficilmente avvalorabile: la somiglianza riguarda soltanto il numero dei giorni, ma lo scopo del tutto diverso. Si può ritenere invece che le novene abbiano il loro fondamento nel fatto che la Vergine Maria e gli Apostoli, dopo l’Ascensione del Signore, si ritirarono nel Cenacolo a pregare in attesa della discesa dello Spirito Santo, la quale avvenne proprio dopo nove giorni di intensa preghiera (cfr. At 1, 14).

La Novena di Natale

I princìpi di tale pratica in preparazione al Natale la troviamo menzionata nel Concilio di Toledo del 694. Fu celebrata con zelo nella chiesa Toletana e tale consuetudine, confermata dall’autorità di Sant’Idelfonso, si estese a tutta la Spagna. Un vero sviluppo lo si avrà soltanto nel secolo XVII. In Italia fu introdotta per la prima volta nel 1618, nella Chiesa dei Frati Domenicani di S. Maria sopra Minerva in Roma, per opera del Padre Giacomo Cotta, Priore dell’Ordine Domenicano. Non essendovi prescrizioni della suprema autorità, il formulario fu lasciato all’arbitrio delle autorità locali che, a quanto risulta, approvavano le iniziative dei parroci e rettori. Ne nacque così una grande varietà di testi.

Tra i vari testi, è ormai tradizionale e tutt’ora in uso in molte Chiese la novena attribuita al P. Carlo Antonio Vacchetta, Prete della Missione, ed ispirata alla Liturgia: il cosiddetto “Canto delle Profezie”. Il testo si compone di un Invitatorio, che si alterna a Profezie, cui fanno seguito un Salmo, un Inno, l’Antifona del giorno corrente, il Magnificat e un’Orazione. Le singole parti del testo furono in gran parte prese dalla Liturgia, eccetto le Profezie, scelte con molta cura, ed il Cantico, composto quasi per intero da versetti tolti dalla Sacre Scritture. Vediamone brevemente le origini.

La prima volta che fu celebrata questa novena fu in preparazione al Natale del 1720 nella Chiesa dell’Immacolata dei Preti della Missione. Fra i missionari vi era il dotto e pio P. Carlo Antonio Vacchetta che era, come recita la biografia conservata presso gli Archivi della Casa della Missione di Torino,“maestro di sacre cerimonie e prefetto della chiesa e del canto”. Con l’amico e frequentatore della Casa, il Beato Sebastiano Valfrè, condivideva una particolare devozione al Mistero dell’Incarnazione e al Santo Natale. È in quel contesto di sincera pietà che fu composto ed eseguito il nuovo testo. A favorirne la diffusione fu la Marchesa Gabriella Marolles delle Lanze. Dopo una giovinezza burrascosa e spensierata, si sposò prima con il Conte Carlo Agostino di Sale delle Lanze e poi con il Marchese di Saluzzo. In seguito alla morte del secondo marito si diede ad una vita pia. Trasferitasi a Torino, in un palazzo vicino alla Congregazione della Missione di San Vincenzo de’ Paoli, frequentava la Chiesa di questo Istituto scegliendo come direttore spirituale il P. Domenico Amosso, superiore dei missionari di Torino. Particolarmente commossa dalle funzioni in preparazione al Santo Natale, stabilì nelle sue disposizione testamentarie che si facesse “ogni anno et in perpetuo la suddetta Novena” (Testamento notarile 2 ottobre 1724).

Il testo completo della Novena di Natale è reperibile al seguente link:

http://www.parrsanbiagio.eu/

lunedì 14 dicembre 2009

Epistolae et Evangelia totius anni


Quest’opera propone per la prima volta il Lectionarium corrispondente alla cosiddetta "Edizione del 1962", cioè secondo le rubriche del Beato Giovanni XXIII promulgate attraverso il Motu Proprio “Rubricarum Instructum” del luglio 1960. L'edizione è conforme agli ordinamenti ecclesiastici, in quanto munita di Imprimatur vescovile a firma di Sua Eccellenza Gregor Maria Hanke OSB, in accordo con quanto stabilito dal can. 826 II CIC.

All’inizio degli anni '60 furono pubblicate ancora alcune nuove edizioni del Missale Romanum, ma per i rapidi rivolgimenti che si sono susseguiti non era mai stato finora possibile pervenire all’edizione di un corrispondente Lectionarium. Il presente testo della "Nova et Vetera", esclusivamente in lingua latina, colma questa lacuna.

Per maggiori informazioni ed acquisti: http://www.liturgica.net/lectionarium/it/index.html

domenica 13 dicembre 2009

Le "Quattro Tempora"

Introduzione

Le Quattro Tempora rappresentano una tradizione antica cara alla Chiesa romana. Al principio di ogni stagione tre giorni della stessa settimana (mercoledì, venerdì, sabato) sono destinati al digiuno e alla penitenza. Queste pie pratiche di culto hanno lo scopo di attirare le benedizioni di Dio sui frutti della terra e di ottenere degni pastori. Secondo la disposizione del calendario liturgico le Tempora sono stabilite: nella III settimana di Avvento, per l'inverno; nella I settimana di Quaresima, per la primavera; durante l'ottava di Pentecoste, per l'Estate; nella III settimana di settembre, per l'Autunno.
La loro origine è probabilmente comune a quella di altre feste liturgiche che contrassegnano il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. E' noto che la Chiesa non sempre proibì la celebrazione di certe feste popolari esistenti già nell'età pagana: semplicemente le convertì alla radice purificandole e trasformandole in senso cristiano. Le Quattro Tempora sono ritenute per l'appunto la trasformazione delle feste o feriae che al principio delle stagioni erano celebrate per implorare la protezione degli dèi sui frutti dei campi. Queste feste ricorrevano solo tre volte l'anno, ovvero: al principio dell'Estate per l'imminente raccolta del frumento (feriae messis), al principio dell'Autunno per la vendemmia (feriae vindemiales) e nel cuore dell'Inverno (feriae sementinae) per le semine già affidate alla terra oppure per la raccolta delle olive. Le prime erano fissate in giugno, le seconde tra il 19 agosto e l'equinozio di settembre, le terze nella settimana che precede il solstizio d'inverno.
Già le feriae pagane avevano, per il loro scopo d'implorazione, un carattere di preghiera e di purificazione. Accolte dalla Chiesa, accrebbero l'aspetto penitenziale. Anzi, diventarono uno dei principali digiuni annuali, pur conservando l'originario significato d'implorazione per i prodotti della terra.
E' evidente la somiglianza tra le aniche feriae e le Tempora cristiane. Nelle feriae sementinae di dicembre gli antichi pregavano per assicurare la propria speranza dei futuri raccolti, offrendo sacrifici agli dei. La liturgia delle Tempora di dicembre prega perchè il seme affidato alla terra creasca a beneficio del popolo e con felice trasformazione solleva le menti dei fedeli al pensiero del vero frutto del cielo che è Cristo. Con il profeta Isaia la Chiesa ripete: "Rorate, caeli, désuper, et nubes pluant iustum: aperiatur terra, et gérminet Salvatorem" (Stillate dall'alto, o cieli, la vostra rugiada e dalle nubi scenda a noi il Giusto; si apra la terra e germini il Salvatore).
Il pensiero di santificare tutte le stagioni indusse la Chiesa romana ad aggiungere le feriae di Primavera, fissandole alla prima settimana di Quaresima.
Abbiamo detto che le feriae delle Tempora sono un'istituzione puramente romana. S. Leone le fa risalire ai tempi apostolici. Il Liber Pontificalis attribuisce l'origine dei tre digiuni a S. Callisto: tra il pontificato di S. Callisto e quello di S. Leone Magno fu aggiunta la Tempora di Quaresima. Di istituzione romana, per molto tempo questi digiuni rimasero propri solo di Roma. Solo alla fine del VI secolo iniziò la loro diffusione fuori Roma. In Inghilterra le Quattro Tempora furono introdotte dai monaci inviati da Gregorio Magno; in Francia furono accettate per opera di Carlo Magno; in Spagna furono conosciute nell'XI secolo con l'introduzione del rito romano e a Milano fiorirono solo dopo che S. Carlo Borromeo ne fece domanda.

Lo scopo delle Tempora nella forma straordinaria del Rito Romano

Oggi le Tempora hanno questi scopi principali: consacrare a Dio ciascuna delle quattro stagioni dell'anno; pregarlo per i frutti della terra e ringraziarlo per quelli accordati; richiedere per la Chiesa buoni e zelanti sacerdoti. Per conseguire questi fini i fedeli sono invitati più intensamente alla penitenza e alla preghiera.
a. La liturgia invita non solo a rendere culto a Dio riconoscendo i suoi supremi diritti sulla società, ma anche a santificare il scorrere del tempo con la divina benedizione. Abbiamo bisogno che Dio benedica e avvalori le fatiche che l'uomo sostiene nella coltivazione della terra. Non basta il lavoro dell'uomo per raccogliere frutti abbondanti. Ut fructus terrae dare et conservare digneris, te rogamus, audi nos!
b. Non è quindi doveroso essere riconoscenti verso Dio e ringraziarlo? Questo sentimento ci apporta un altro grande vantaggio: il buon uso dei frutti. Quanti ne abusano, ne sperperano e ne ricavano male!
c. Ultimo scopo è quello di chiedere a Dio santi sacerdoti, implorarlo affinchè mandi operai nella mistica messe. Il Santo Curato d'Ars così insegna:
«Se non avessimo il Sacramento dell’Ordine, noi non avremmo Nostro Signore. Chi l’ha messo nel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha ricevuto la vostra anima al suo ingresso a questo mondo? Il sacerdote. Chi la nutre per darle forza di fare il suo pellegrinaggio? Sempre il sacerdote. Chi la preparerà a comparire davanti a Dio, lavando l’anima per la prima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, ogni volta il sacerdote. Se l’anima, poi, giunge all’ora del trapasso, chi la farà risorgere, rendendole la calma e la pace? Ancora una volta il sacerdote. Non potete pensare a nessun beneficio di Dio senza incontrare, insieme a questo ricordo, l’immagine del sacerdote. Se andaste a confessarvi alla Santa Vergine o a un angelo, vi assolverebbero? No. Vi darebbero il Corpo e il Sangue di Gesù? No. La Santa Vergine non può far scendere il Suo divin Figlio nella Santa ostia. Anche duecento angeli non vi potrebbero assolvere. Un sacerdote, per quanto semplice sia, lo può fare, egli può dirvi: “Va in pace, ti perdono”. Che cosa grande è il sacerdote!...».
I fedeli non possono quindi disinterressarsi del sacerdote, mediatore tra Dio e gli uomini. Il sacerdozio è la prima preoccupazione di una società che vuol rinascere! La più grande grazia che Dio fa al suo popolo è quella di suscitare degni sacerdoti secondo il Suo Cuore; il più grande castigo è la mancanza di consacrati.
Durante le Sacre Tempora cogliamo quindi l'occasione per pregare e, secondo le disposizioni della Chiesa, digiunare. Applichiamoci con più fervore e maggiore devozione non disdegnando di praticare volontariamente qualche mortificazione: "Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi". (Salmo 50)