Settantuno persone. Più due chierichetti, decisamente “over” con gli anni, e due bambini. Oltre a un cronista. Tante erano le persone che ieri pomeriggio hanno riempito la piccola chiesa di San Pietro in Vincoli, nel cuore del centro storico di Sestri, per la celebrazione della prima Messa in latino secondo il rito reintrodotto lo scorso anno da Papa Ratzinger.Alle 16, data fissata per l’inizio della celebrazione, la chiesa era già piena. Molte le donne, ma tanti anche gli uomini, i più con i capelli bianchi (chi ancora aveva i capelli...). Pochi ma presenti anche i giovani. Si è consumata in silenzio l’attesa per questo momento sognato da mesi da un gruppo di fedeli che aveva fatto una prima richiesta nel settembre dello scorso anno al vescovo diocesano, monsignor Alberto Tanasini. E poi un’altra - quella decisiva - lo scorso agosto.
Non è stato un iter facile, però. Il primo sacerdote a dire “no” era stato don Giuseppe Carpi, parroco di Santa Maria di Nazareth. Il secondo “no”, più recente, è stato detto da don Giuseppe Bacigalupo, priore della confraternita di sacerdoti che ha le chiavi della piccola chiesa di Vico Macelli. Ma ad avere delle “perplessità” su questa iniziativa (è il termine esatto che i sacerdoti hanno riferito al Secolo XIX) era un po’ tutta la comunità dei preti di Sestri. Il vescovo ha allora nominato don Mario Ostigoni, canonico della cattedrale di Chiavari, per celebrare la Messa in latino. Prima di dare inizio alla liturgia don Ostigoni ha dato lettura ai fedeli del comunicato con cui la Curia di Chiavari ha fatto diverse precisazioni sugli articoli pubblicati ieri dal Secolo XIX. Poi don Mario ha cercato di dare qualche “istruzione per l’uso” ai fedeli sul rito della Messa in latino. Che qualcuno dei presenti ha trovato diversa da quella che ricordava da ragazzo. Ma don Ostigoni ha subito spiegato che la celebrazione è quella del 1962, prevista dal messale del Beato Giovanni XXIII.
«Non si può fare ciò che si vuole - ha ammonito il sacerdote - bisogna attenersi alle indicazioni: ci si inginocchia e ci si alza quando ciò è previsto. E soprattutto vi invito a non correre mentre rispondete al celebrante. Comunque - ha aggiunto - oggi cominciamo così, un po’ in sordina: tutto e subito non si può avere». In realtà tutto nella celebrazione è filato via liscio: a parte l’inizio in piedi anziché in ginocchio (ma forse ha tratto in inganno il rito post-conciliare che si usa tutte le domeniche) e un “Kyrie Eleison” di troppo detto dai fedeli (per lo stesso motivo). Di grosso aiuto sono stati comunque i foglietti con testo in latino e traduzione in italiano a fronte che erano stati distribuiti all’inizio della celebrazione. Comunione rigorosamente in ginocchio alla balaustra, benedizione finale e dopo la formula conclusiva (“Ite, Missa est”) lettura dell’“Ultimo Vangelo”, come oggi non si fa più. All’uscita tutti soddisfatti e appuntamento con la nuova celebrazione per sabato 18 ottobre, stessa chiesa stessa ora. Ed è questa la cosa che ha fatto storcere un po’ il naso a qualcuno. «Perché il sabato e non la domenica? E poi, perché soltanto ogni due settimane?». Ma c’è un’altra domanda che qualcuno ha fatto, chiedendo però di restare anonimo: «Perché non ha celebrato un sacerdote di Sestri Levante e il vescovo ha dovuto mandarne uno da Chiavari?».
Giacomo Campodonico
Fonte: "Il Secolo XIX" (5-10-2008)


3 commenti:
Conosco da molti anni don Pino Bacigalupo, parroco di S. Antonio e in passato Rettore del Seminario di Chiavari, che lasciò più florido che mai.
Si è sempre distinto per la coerenza e per l'obbedienza ai superiori.
Mi sembra davvero strano che abbia pronunciato le frasi che gli sono state attribuite. Siamo sicuri che le cose siano realmente andate così? Non è che i giornalisti ci abbiano ricamato sopra?
Salve a tutti. Vorrei prendere spunto dall'osservazione fatta a proposito della postura dei fedeli per chiedevi chiarimenti in merito. Ho cominciato da un mese circa a frequentare la Messa tridentina (sono nato e cresciuto dopo la riforma liturgica) e ho ancora dei dubbi al riguardo. Più precisamente sono questi i punti in cui sono incerto:
- sono già in ginocchio quando il sacerdote pronuncia "In nomine Patris…" e vi resto fino all'"Oremus" detto prima che egli salga all'altare; a quel punto mi alzo in piedi, per sedermi più avanti alla lettura dell'Epistola;
- resto seduto per l'Alleluia, mi alzo subito dopo per il Vangelo;
- mi siedo dopo la lettura dell'antifona dell'Offertorio;
- mi inginocchio per l'Agnus Dei, e così resto fino a quando mi reco a ricevere il Sacramento. Indi di nuovo in ginocchio fino alla lettura dell'antifona della Comunione.
Faccio bene? Si tratta usualmente di una messa "letta" e non solenne. Forse sono solo dettagli ma credo che abbiano la loro importanza. Sarò grato a quanti vorranno correggere o confermare con cognizione di causa quanto ho scritto. Dio vi conservi nella sua pace.
Riassumiamo la postura nella S. Messa tridentina:
In ginocchio: Dal "Segno della Croce" iniziale sino all'Oremus che conclude le preghiere ai piedi dell'altare.
In piedi: dalla salita del Sacerdote all'altare sino all'Orazione successiva alla recita del "Gloria" o, se in particolari Messe è omesso, al "Kyrie".
Seduti: durante la lettura dell'Epistola, del Graduale (o del Tratto), dell'Alleluia.
In piedi: durante la proclamazione del Vangelo.
Seduti: durante l'omelia.
In piedi: durante la recita del "Credo" e fino all'Antifona dell'Offertorio inclusa.
Seduti: durante l'Offertorio.
In piedi: dal "Per omnia saecula saeculorum" successivo alla (o alle) Secreta fino al termine del Prefazio.
In ginocchio: dall'inizio della recita del "Sanctus" sino al termine del Canone (fino a che il sacerdote non pronunci ad alta voce: "Per omnia saecula saeculorum").
In piedi: durante la recita del "Pater" sino all'Agnus Dei.
In ginocchio: dalla Comunione del Sacerdote fino al termine della Comunione dei fedeli.
In piedi: durante la recita dell'ultima Orazione.
In ginocchio: durante la Benedizione.
In piedi: durante la recita dell'Ultimo Vangelo.
In ginocchio: se vengono recitate le preghiere facoltative prescritte da Papa Leone XIII al termine della Messa.
Posta un commento