"Durante queste due ultime settimane quaresimali, che termineranno con la Pasqua, la Chiesa si adopera a farci rivivere con lei le circostanze che hanno preparato ed accompagnato la morte del Salvatore. Per la sua stretta connessione col tempo pasquale, il tempo di Passione richiama già la nostra redenzione nel sangue di Cristo. Prima di applicare i frutti di grazia nella celebrazione della resurrezione del Salvatore, la Chiesa vuol farci seguire Cristo passo a passo nel duro combattimento che ha dovuto sostenere per riscattarci (...)" (Messale Romano quotidiano, p. 325).
Come per il tempo di Quaresima, lasciamoci aiutare dalla meditazione proposta di P. Gaston Courtois per disporre le nostre anime alla compassione della dolorosa Passione del Redentore. ***
La serietà e la profondità di un'anima cristiana, la fortezza di un'anima religiosa, dipende dall'importanza data nella vita spirituale alla meditazione della Passione e all'insegnamento della Croce.
"Io non conosco che una cosa - decava S. Paolo - Gesù Cristo e Gesù Cristo Crocefisso" (I Cor., 2, 2).
Senz'altro la Passione e la Croce non sono "fini a sè".
Non sono che tappe per arrivare alla Resurrezione, ma tappe necessarie e feconde, alle quali nessuno sfugge. Occorreva che Cristo sofrisse per meritare la Sua gloria (Atti 17, 3). Il discepolo non è da più del Maestro. Infatti diciamo tre volte al giorno nell'orazione dell'Angelus: "E' per la Passione e la Croce che arriveremo alla gloria della Resurrezione".
Per passionem ejus et crucem ad resurrectionis gloriam perducamur. E' per questo che ci torna di grande profitto, il meditare regolarmente sulla Passione, ma soprattutto nel corso di queste due settimane cruciali, consacrate ai misteri dolorosi della sofferenza e della morte del Salvatore.
Troveremo senza dubbio una sorgente sovrabbondante di luce, di forza e d'amore.
1. - Sorgente di lucePer
Crucem ad lucem, tale era il motto del cardinale Mercier "Per mezzo della Croce alla luce". Ciò vuol dire che la Croce è la chiave delle porte che si aprono alla luce eterna; ciò significa anche che la meditazione prolungata delle sofferenze di Gesù ci procura un'intelligenza più viva:
1) Sulla bruttezza del peccato;
2) Sull'amore di Cristo per i peccatori;
3) Sul segreto della conversione del mondo.
1) SULLA BRUTTEZZA DEL PECCATO
Ciò appare nettamente fin dall'agonia del Getzémani.
Gli evangelisti hanno notato con terrore la "trasfigurazione profonda" che s'operava in Gesù nel momento in cui si assumeva tutti i peccati del mondo. Al Thabor, è la gloria scintillante del cielo che illumina il viso del Salvatore.
Al Getzémani è il fremito della viltà che sconvolge tutto il Suo essere, al punto di determinare in Lui un vero trauma: il sudore di sangue.
Egli è il Santo per eccellenza che mai ha sfiorato il peccato,
absque peccato, ci dice San Paolo (Ebrei 4, 15). E si incarnò per l'amore verso tutti gli uomini; i crimini di tutti, come dice Isaia (Cap. 53) ricadono su di Lui. Egli deve sopportare gli sbagli della moltitudine, è annoverato tra i peccatori e, oh paradosso, diventa peccato per noi (2 Cor., 5, 21).
La coscienza di doversi Lui, il tutto puro, caricare delle sozzure dell'umanità gli causa una paura orribile,
coepit pavere, gli dà una vera nausea
coepit taedere (Marco, 14, 37) rattristandolo profondamente
et moestus esse (Matteo 26, 37).
Lui stesso, lo comunica ai discepoli addormentati: "L'anima mia è triste fino alla morte".
Tristis est anima usque ad mortem (Matteo, 26, 38).
Ne troviamo l'eco nella confidenza che farà sedici secoli dopo a Santa Margherita-Maria.
"...E' qui dove ho maggiormente sofferto, più che in tutto il resto della Passione, vedendomi abbandonato totalmente dal cielo e dalla terra, caricato di tutti i peccati del mondo. Ho visto davanti a me la santità di Dio che, senza riguardo alla mia innocenza mi ha finito con suo furore, facendomi bere il calice che conteneva tutto il fiele e l'amarezza della Sua giusta indignazione, dimenticandosi del nome di Padre, per sacrificarmi alla Sua giusta collera. Non c'è creatura che possa comprendere la grandezza dei tormenti che soffrii allora...". Chi meglio di Gesù può misurare la distanza infinita che separa la creatura dal Creatore? "Nessuno conosce il Padre quanto il Figlio" (Matteo, 9, 27). Chi meglio di Lui può comrpendere come la sofferenza e la morte siano l'ineluttabile riscatto della rivolta contro Dio?
Ogni rottura volontaria con Colui che ci dà l'esistenza, che ci mantiene in vita e che ci offre per bontà, di partecipare alla Sua stessa vita, porta fatalmente a delle terribili catastrofi.
La potenza distruttrice del peccato ci è già stata rivelata nei gemiti dei cuori e dei corpi lungo la storia. Le sue tragiche conseguenze ci sono ancora più direttamente segnate dall'orribile supplizio di Gesù che, riassumendo in sè tutti i peccati del mondo, fu vittima nella Passione.
E questi supplizi, ancora nessuno ha saputo perfettamente descriverli. Angela da Foligno ci dichiara che anche i Santi ne sono incapaci e, aggiunge, "se qualcuno mi raccontasse come furono sentiti nell'anima di Cristo gli direi: Allora sei tu, proprio tu, che li hai sofferti!".
Egli non è venuto per salvare i principi, ma per salvare delle anime.
Egli è il buon Pastore alla ricerca delle pecore smarrite: Egli è il medico a servizio di ogni ammalato (Matteo 9, 12).
Il suo contegno di fronte ai peccatori ravveduti: la Samaritana, Maria Maddalena, Zaccheo, la donna adultera, è stato di comprensiva tenerezza e di totale perdono.
Ciò appare ancor più evidente nella sua Passione.
Nel momento in cui i carnefici gli conficcano, con forti colpi di martello, lunghi chiodi attraverso le mani e i piedi, avrebbe potuto lamentarsi o maledire i carnefici.
Invece no! Avviciniamoci ed ascoltiamo. Che sentiamo? Una preghiera al Padre, una preghiera ardente, irresistibile, come quella di un morente: "Padre, perdona loro - e si noti la delicatezza che sottolinea in loro favore le circostanze attenuanti - poichè non sanno quello che fanno!" (Luca 23, 34).
Appena innalzato sulla Croce, è ancora l'amore per il peccatore che gli fa rompere il silenzio. Uno dei due criminali, crocifisso con Lui, è stato intenerito da questa preghiera di misericordia che contrasta con le imprecazioni del suo compagno. Con umiltà domanda a Gesù un semplice ricordo per lui quando arriverà nel Suo regno: ed ecco che Gesù, voltando dolorosamente verso di lui la testa coronata di spine, pronuncia solennemente questa dichiarazione, equivalente ad una vera canonizzazione: "In verità ti dico, oggi stesso sarai con me un Paradiso" (Luca 23, 43). Oggi stesso, vuol dire prima ancora degli apostoli e della stessa Vergine Maria.
Non possiamo interpretare il Suo grido: "Ho sete" che come il commosso appello del Suo cuore verso tutte le anime peccatrici alle quali domanda come alla Samaritana, un po' d'acqua per invitarle alla sorgente zampillante della Sua divina misericordia.
Lui stesso ha detto: "Non c'è prova più grande d'amore, che dare la propria vita per chi si ama" (Giovanni 15, 13).
Egli ha voluto darci questa testimonianza suprema. E' arrivato al punto della donazione totale di Se stesso.
Infinem, dilexit eos (Giovanni 13, 1).
Vi ho dato tutto: la mia parola, la mia carne, il mio sangue, le mie sofferenze, la Madre mia. Cosa potevo fare di più? Guardate: le mie due braccia stese sulla Croce sbarrano la strada e all'inferno vanno proprio quelli che ci vogliono andare. Il mio cuore aperto dalla lancia di Longino, vi grida: "abbiate fiducia". Qualunque siano i vostri sbagli, troverete in me una potenza di perdono infinitamente superiore alla potenza di peccato del mondo intero. Ma non posso esercitare questo perdono in vostro favore se il vostro cuore, contrito ed umiliato, non accetta d'essere ferito dalla lancia del mio amore.
E' così che la Passione ci rivela, rispondendo al desiderio di Cristo sulla Croce, il grande segreto della conversione del mondo.
3) SUL SEGRETO DELLA CONVERSIONE DEL MONDO
"Non c'è remissione senza spargimento di sangue", ci dice S. Paolo (Ebrei 9, 22).
Il Cristo non è soltanto l'amore che perdona ma Colui che, per convertire, comincia a sacrificarsi.
Cristo ama la Chiesa e si è consegnato per Lei al fine di santificarla.
Christus dilexit ecclesiam et seipsum tradidit pro ea ut illam santificaret. (Efesini 5, 25). In altri termini Egli ha, attraverso le sofferenze della Sua Passione, meritato per le membra del Suo Corpo Mistico, tutte le grazie di cui hanno bisogno per essere purificati.
Attraverso le sue umiliazioni, che l'hanno abbassato al di sotto dell'ultimo gradino della scala umana,
ego autem sum vermis et non homo (Salmo 21, 7). Egli ha espiato per tutti i nostri peccati di orgoglio, dandoci la possibilità di essere liberati dal compiacimento di noi stessi, da questa sete ridicola d'onori effimeri e da questa volontà di potenza, che tenderebbe a farci prendere il posto di Dio.
Attraverso i suoi dolori fisici, mediante le frustate della flagellazione che hanno fatto del suo corpo straziato una piaga sanguinante, ha riparato per tutti i peccati d'impurità, dandoci la possibilità d'essere liberati da questa febbre erotica, che ci abbassa al di sotto delle bestie.
Mediante la sua obbedienza, "fino alla morte e alla morte di Croce", ha ottenuto il perdono per tutte le nostre rivolte, dandoci la possibilità di inserire la nostra volontà in quella del Padre.
Attraverso il suo spogliamento totale sul Calvario, ha espiato per tutti i nostri appetiti disordinati: dall'istinto del possesso, incitandoci al distacco da questi bene che, da buoni servitori, possono diventare tanto facilmente cattivi maestri, tirranici ed esigenti.
In una parola, mediante la Sua morte, ci ha riconciliati col Padre, ridandoci la possibilità di vivere e di aiutare i nostri fratelli a vivere la vita divina. Ma la condizione di questa conversione, è che noi accettiamo di prendere parte alla Sua Passione nella misura, nel modo e nel momento da Lui scelto.
Una cosa è certa: senza voler gettare la pietra contro alcuno, una grande parte dell'umanità è ancora sottomesa al peccato e noi stessi siamo dei poveri peccatori. Per staccare gli uomini dal filtro satanico che li tiene legati alla carne, rendendoli ciechi e sordi al mondo soprannaturale, è necessario del sangue: le piccole gocce della nostra sofferenza quotidiana che, misticamente, vengono colorate nel sangue divino del calice, in
remissionem peccatorum.Il grande segreto della conversione del mondo, è l'apporto della nostra offerta in unione ai meriti della Passione, a profitto dei nostri fratelli.
2. - Sorgente di forzaLa meditazione della Passione è per noi sorgente di forza:
1° Per lottare contro il male
2° Per mai scoraggiarci
3° Per attuare la potenza redentrice del Salvatore.
1) PER LOTTARE CONTRO IL MALE
Non c'è nulla da meravigliarsi. Fino a che siamo sulla terra, non siamo confermati nella Grazia. Ci sarà sempre una certa tendenza al male, effetto della nostra natura limitata, ferita dal peccato originale. "La vita è una lotta" dice la Sacra Scrittura (Giobbe 7, 1).
Il Signore può trarne profitto per le nostre anime poichè "vincendo senza pericoli, si trionfa senza gloria"; ma la strada della Passione è davanti a noi per richiamarci alla prudenza, per fornirci le energie necessarie che trasformeranno le occasioni di caduta, in occasioni di vittoria.
"Vegliate e pregate per non cadere in tantazione", ha raccomandato Gesù ai suoi apostoli, entrando nel giardino del Getzémani (Marco 14, 38).
Ma gli apostoli si sono addormentati e sappiamo cosa è avvenuto. S. Pietro ha creduto che fossero sufficienti le precauzioni umane. Più volte Gesù l'aveva avvertito: "Pietro, questa notte stessa, prima che il gallo canti due volte, tu mi avrai rinnegato tre volte" (Marco 14, 30).
E Pietro, confidando nella sincerità del suo amore, aveva solennemente affermato: "Quand'anche tutti gli altri ti abbandonassero, io non ti lascerò mai. Morirò con te, ma non ti rinnegherò" (Marco 14, 29, 31). E si era armato di spada.
Ma non è con la spada che si salvano le anime. Quando, al momento del breve tafferuglio cui seguì l'arresto di Gesù, San Pietro taglia, con un colpo di spada, l'orecchio di Malco, il Maestro lo ferma, gli ordina ri rimettere la spada nel fodero e guarisce il ferito.
Pietro è deluso e offeso nel suo amor proprio. Non ha ancora capito che il Regno dei Cieli non vuole questo tipo di violenza. Cercherà anche, per fedeltà al suo impegno, di seguire Gesù fino nella Corte del Gran Sacerdote, ma dimenticherà di pregare umilmente. Il suo cuore disarmato non avrà la forza di resistere alla tentazione e per tre volte, rinnegherà il suo Maestro.
Noi non siamo più forti di Pietro. Vegliamo e preghiamo per non cadere nel momento della prova.
Per tutto il tempo della sua Passione, per mezzo dell'accettazione generosa del sacrificio che gli era stato domandato dalla volontà del Padre, Gesù ci ha meritato le energie necessarie per lottare contro la paura del sacrificio, della sofferenza.
E' necessario unirsi al Suo coraggio e, secondo il celebre detto di Pascal, "non dormire in questo tempo".
2) PER NON SCORAGGIARCI
Lo scoraggiamento è la grande tentazione dei discepoli di Gesù. Nonostante i ripetuti avvertimenti del Maestro, essi non avevano mai creduto ch'Egli potesse subire una sconfitta.
I miracoli strepitosi della moltiplicazione dei pani e dei pesci, della guarigione del cieco nato, della Risurrezione di Lazzaro, il trionfo della Domenica delle Palme (Osanna al figlio di Davide!), li avevano convinti in questa fiducia. Eppoi, dopo l'arresto, la flagellazione, la condanna a morte, la crocefissione, tutto sembrava finito; gli apostoli si erano dispersi, i nemici trionfavano! Quale illusione! Ne abbiamo una testimonianza nel comportamento dei discepoli di Emmaus: allorchè il viaggiatore sconosciuto si unì a loro e domandò la causa della loro tristezza, una parola riassume il loro stato d'animo:
Sperabamus (Luca 24, 21) "Speravamo" e siamo stati delusi.
Le norme della fecondità divina non sono quelle della produttività umana; non ci sono giorni di Pasqua, senza il venerdì santo. Ancora una volta, era necessario che Cristo soffrisse per entrare nella sua gloria.
Senza dubbio, Egli è la Resurrezione e la vita, ma ciò dopo il dolore e la morte. Egli è l'Eterno vincitore, ma dopo aver conosciuto l'umiliazione della sconfitta più fragorosa. Questo capita anche all'apostolo che ha la missione di prolungare e diffondere nel tempo l'opera di Cristo: sovente, quando tutto sembra essere arenato, è invece il momento della salvezza. La messe delle anime deve essere valutata sul piano della fede. Essa non risiede negli strepitosi successi; ancora meno nel "trionfalismo"; essa si compie invisibilmente nella comunione dei Santi, per lo spogliamento quotidiano del missionario attraverso le difficoltà, le opposizioni, le incomprensioni, i disinganni, i dolori fisici e morali, uniti alle sofferenze del Calvario.
Ma quando avremo aperto il nostro cuore alla grandezza del mistero della Croce, vi socrgeremo che le due parole "Morte e Risurrezione" sono concomitanti; la tristezza di cambierà in gioia, o almeno in pace serena e profonda.
Ciò che è necessario - ed è questo un frutto della Passione - è guardare la sofferenza con lo sguardo divino; leggere attraverso i dolorosi avvenimenti umani, il piano d'amore del Padre e aderirvi in modo filiale, in unione con Gesù, senza spavalderia, senza aria trionfale, ma con una immensa speranza, consapevoli della sua importanza.
3) PER ATTUARE LA POTENZA SALVATRICE DI CRISTO
Quando si guarda al globo terrestre con gli occhi della fede, si prova un'impressione dolorosa pensando che, al momento attuale, su più di tre miliardi di perdone, ci sono ancora almeno 2/3 che non sono cristiani: il 70% degli uomini che abitano la terra, non ha mai sentito parlare di Gesù Cristo.
Forse che la Passione non è stata sufficiente per riscattarli tutti? Oh sì! La Passione ha un valore infinito. Ma mancano gli uomini che, di generazione in generazione, Dio ha inviato nel mondo. Mancano i "professionisti" della corredenzione a profitto dei fratelli, poichè molti non hanno risposto generosamente a questo richiamo.
Invece, quando un'anima dice "sì" agli inviti divini, quando accetta d'attuare nella sua vita la vita stessa di Cristo con la sua offerta, tutto ciò che essa soffre in favore delle anime conosciute e sconosciute che Dio riunisce in lei, ha effetto redentivo per la potente misericordia di Dio.
Ci si domanda a volte da dove viene questa grazia misteriosa e quasi irresistibile che sconvolge un Ratisbonne, un Claudel, un Schwob, un Massignon, un Boutefeu; da dove procede bruscamente, in certi paesi lontani, una corrente di conversioni quando, da molto tempo. non si era notato alcun progresso; da dove proviene in altre regioni, l'ascesa di sante vocazioni allorchè il clero è scarso e quasi mediocre. C'è sempre, alla base, lo stesso principio:
sanguis martyrum! Ci sono vari modi di versare il sangue; ci sono varie maniere per essere martiri, cioè testimoni di Cristo; ma si tratta sempre, nonostante la nostra incomprensione di come agisce la grazia, del frutto della nostra partecipazione ai misteri della Croce.
Il vero apostolato missionario è infinitamente superiore al semplice annuncio di un messaggio spirituale. La grande tentazione sarebbe di limitare l'apostolato a una devozione generosa, a una attività straripante, a una organizzazione scrupolosa. Certamente chiede un adattamento umano, una competenza tecnica fedelmente conservata, un inserimento continuo rinnovato nel mondo attuale, un aiuto sempre attivo per formare e costruire la Chiesa, ma il vero apostolato è ben più che questo.
E' un prolungamento, attraverso l'apostolo, della Passione redentrice del Salvatore.
Sotto pena di sterilità, è necessario che viviamo la Passione nella nostra stessa carne, sotto la forma e nel tempo che Dio vuole.
3. Sorgente d'amoreLa meditazione della Passione può essere per le nostre anime una sorgente d'amore.
Sappiamo che è l'amore a dare valore alla nostra vita; è l'amore che rende la nostra vita feconda. L'ideale del missionario è che tutti possano avvicinarsi a lui sentendosi il cuore più ardente per Dio e per il prossimo; come del resto è capitato ai discepoli di Emmaus che riassunsero così le loro impressioni dopo il racconto di Cristo Risuscitato (Luca 24, 32).
Ciò suppone un amore autentico e leale, senza alcuna ricerca più o meno svisata di noi stessi. Ma la debolezza umana è là coi suoi ritorni di fiamma verso l'egoismo. Ora, non c'è niente di meglio, che meditare sulla Passione per rinnovare il nostro amore offerente.
1) Attraverso la contemplazione;
2) Attraverso la compassione per il Signore Gesù;
3) Attraverso la compassione per i nostri fratelli.
1) ATTRAVERSO LA CONTEMPLAZIONE
In un'opera intitolata la "Risposta del Signore", Alfonso di chateaubriant, ha scritto: "Pregare è contemplare, e contemplare è diventare". Più ancora che un fenomeso di mimetismo psicologico, una grazia speciale di configurazione con Cristo agisce in noi per messo della contemplazione della Passione.
Così, come ci rivela San Luca (Luca 6, 19) durante la sua vita pubblica, emanava da Gesù una forza potente che guariva tutti coloro che si avvicinavano a Lui. A maggior ragione, la luminosità della sua Passione fa scaturire nelle nostre anime qualcosa della sua immensa carità.
L'amore è la spiegazione ultima della Passione di Cristo.
L'amore del Padre: "affinchè tutti sappiano che agisco così perchè amo il Padre".
Sed ut cognoscat mundus quia diligo Patrem, sic facio. (Giovanni 14, 31).
E ciò in risposta all'immenso amore del Padre per Lui:
Propterea me diligit Pater, quia ego pono anima meam (Giovanni 10, 17).
L'amore di tutti i fratelli: di tutti in generale ma anche di ciascuno di noi in particolare, poichè ciascuno può ripetere per sè le parole di S. Paolo
"Dilexit me et tradidit semetipsum pro me" (Galati 2, 20) "Egli mi ha amato e si è consegnato per me".
"Allorchè un uomo, scrive S. Gertrude (Libro della grazia speciale, III, ch. 41) si volge verso il Crocefisso, deve pensare che il Signore Gesù gli dice con voce piena di dolcezza: Ecco come per tuo amore sono stato sospeso sulla Croce, nudo, schernito, coperto di oltraggi, le membra slogate; ma il mio cuore si sente talmente oppresso d'amore per te che se fosse necessario, per la tua salvezza avrei sofferto per te solo, ciò che ho sofferto per il mondo intero".Davanti al tale amore, chi rifiuterà di amarLo,
Sic nos amantem, quis non redamaret? (Adeste fideles).
Lasciamo i nostri cuori impregnarsi lentamente della Sua divina e ineffabile carità, contemplando Gesù nella Sua Passione.
2) ATTRAVERSO LA COMPASSIONE PER IL SIGNORE GESU'
Non si può veder soffrire una persona amata, senza sentire nel nostro cuore il suo stesso dolore.
Per esperienza sappiamo che non c'è nulla di tanto penoso quanto la solitudine nel momento della prova. Ed il Signore stesso, nel momento più terribile della sua agonia, interrompe la sua preghiera per chiedere un po' di conforto ai discepoli privilegiati che si era scelti: Pietro, Giacomo e Giovanni che qualche mese prima aveva condotto con sè al monte Tabor; ma i discepoli s'erano addormentati...
Come nota Pascal "Gesù cerca un po' di compagnia e di sollievo dagli uomini... ma non riceve nulla... Gesù ha pregato gli uomini e non è stato esaudito...".
Gesù attende la nostra compassione, prolungando anche quella della nostra Mamma che, ritta ai piedi della Croce, s'unisce silenziosamente alla Sua offerta dolorosa. Ciò che consola nel momento della sofferenza, non sono le belle parole e le dichiarazioni enfatiche, ma la simpatia e la comprensione profonda di un cuore veramente amante. Non ci sono distanze nè di spazio, nè di tempo per il mondo delle anime. L'affetto sincero del nostro cuore impegnato nel consolarlo, ha contribuito (al dire di San Luca) a far sì che l'angelo del cielo gli portasse soccorso.
Ma Gesù continua a soffrire anche al presente, attraverso le membra del Suo Corpo Mistico. Sono la porta della Certosa di Parigi, c'è una Croce che domina sul globo terrestre con questa scritta
"Stat Crux dum volvitur orbis".Intanto che il mondo gira (spesso pazzamente) la Croce è la sopra. Chi dirà il numero, l'intensità e le diverse forme dei dolori umani?
Gesù considera come fatto a Lui ciò che viene fatto alle membra del Suo Corpo. Uno dei migliori sistemi per consolarlo è di lavorare al sollievo delle miserie umane.
3) ATTRAVERSO LA COMPASSIONE PER I NOSTRI FRATELLI
a)
Compassione le loro miserie fisicheNon bisogna mai abituarsi alla sofferenza altrui: bisogna immedesimarci con tutto il nostro cuore e portarla nella nostra preghiera. Coloro che soffrono, attendono che noi portiamo, se non la guarigione, almeno un po' di aiuto onde consolare le loro pene. Aspettano soprattutto la nostra comprensione, affinchè si sentano ascoltati e capiti.
Allora potremo percorrere la strada umana del loro cammino doloroso e dolcemente configurarli a Cristo Redentore, che solo può dare senso ai loro dolori! Egli ci aspetta, attendendo di raccogliere umilmente tutti questi frammenti della vera Croce seminata nel mondo e di offrirli ogni mattina nella S. Messa, in unione alla Divina Vittima, per la remissione dei peccati del mondo.
b)
Compassione per le loro miserie moraliUna delle più grandi sofferenze di Gesù sul Calvario, fu il pensiero della possibile inutilità della Sua Passione, per molti. Quante anime sono in via di perdizione perchè nessuno ha rivelato loro l'esistenza, la bontà e la potenza misericordiosa del Salvatore! Nessuno ha indicato loro la strada che conduce a Lui indirizzandoli a gettarsi nelle sue braccia. Ciò che deve stimolarci nello spirito missionario attraverso l'azione apostolica che ci è permessa, ma anche mediante la preghiera riparatrice che percorre il mondo disinteressandoci degli ostacoli e delle distanze.
Angela da Foligno, beneficiaria di queste importanti rivelazioni sulla Passione, può prima di morire affermare:
"Ho ricevuto maggiori favori da Dio quando ho pianto e sofferto con tutto il cuore per i peccati degli altri, che quando ho pianto per i miei.
In verità non c'è maggior carità sulla terra che soffrire per i peccati altrui. Il mondo si befferebbe di me, se mi sentisse dire che si possono piangere ed espiare i peccati altrui come i nostri e più dei nostri. Ciò può sembrare contro natura, ma la carità agisce così perchè non è di questo mondo. O figli miei, cercate di avere questa carità. Non giudicate nessuno, nemmeno colui che pecca mortalmente. Odiate il peccato, ma non giudicate coloro che peccano, poichè non conoscete i giudizi di Dio. Molti sembrano dannati agli occhi degli uomini mentre Dio, ne sono sicura, li condurrà nei suoi sentieri".
Forse un giorno, ci meraviglieremo di vedere a qual punto, grazie alla Passione del Salvatore e al nostro piccolo apporto, l'amore fu più forte dell'odio e della morte.
Estratto da: G. Courtois, I tempi liturgici, Editrice Ancora, Milano 1965, pp. 129 e ss.